La dott.ssa Chiara Fiameni  (in foto) collabora dall’inizio dell’anno con la S.C. Urologia Molinette e con il gruppo di ricerca guidato dal Prof. Gontero, ricoprendo il ruolo di Study Coordinator. L’assegno di ricerca che ha permesso di istituire tale figura, essenziale per la buona riuscita delle sperimentazioni cliniche, è stato finanziato anche attraverso l’edizione 2021 della Campagna “Un Baffo per la Ricerca”. Oggi la dottoressa Fiameni ci racconta qual è il suo ruolo all’interno del gruppo di ricerca, facendoci capire meglio come funziona un progetto di ricerca clinica.

 

Buongiorno Dottoressa, può spiegarci meglio cosa fa un coordinatore di ricerca clinica?

Lo Study Coordinator si occupa di coordinare lo svolgimento di uno studio clinico facendo attenzione che esso venga eseguito in conformità con le normative vigenti. Nel dettaglio io mi occupo dell’inserimento dei dati, di effettuare i contatti e i controlli con le varie aziende farmaceutiche che forniscono i farmaci per lo studio, di tenere le relazioni con i medici che visitano i pazienti e riportano tutti i dati sulle cartelle cliniche. Inoltre,  svolgo anche una parte di lavoro amministrativo,  necessario per la buona riuscita dello studio. In sostanza lo Study Coordinator coordina tutte le attività correlate ad una sperimentazione clinica, fungendo da punto di raccordo tra i vari professionisti del team di ricerca. È il punto di riferimento per lo staff clinico per quanto riguarda le attività studio-correlate.


In una équipe non basta avere solo medici, infermieri e OSS (operatori socio sanitari)?

Non basta se si vuole svolgere ricerca clinica di qualità. Bisogna considerare che medici e infermieri hanno già il loro ruolo, si interfacciano con i pazienti e hanno dei compiti che sono già impegnativi. Nella normale giornata lavorativa non avrebbero tempo per svolgere la raccolta dati. Nell’ambito della ricerca serve qualcuno che si occupi dei dati, che li organizzi ai fini dell’analisi e che coordini la loro raccolta.


Quanto sta incidendo la prevenzione nei tumori maschili?

È difficile poter esplicitare dei numeri, perché parliamo di tumori molto diversi tra loro: i due tumori principali maschili sono il tumore della vescica e il tumore alla prostata. Se per il primo sono ben noti e conosciuti due fattori di rischio importanti, che sono il fumo di sigaretta e l’esposizione ad alcuni tipi di coloranti e vernici, e quindi prevenire questi due fattori abbassa notevolmente l’incidenza del tumore, per il secondo tipo di tumore non si conoscono fattori di rischio ambientali certi e il fattore di rischio più importante è la familiarità. In caso di familiarità la prevenzione è sicuramente rappresentata da visite di controllo alla prostata, fondamentali perché chi ha un caso di tumore alla prostata in famiglia ha più probabilità di sviluppare la malattia; le visite di controllo alla prostata sono comunque consigliate per una larga fetta di popolazione oltre i 50 anni, e questa attenzione preventiva permette di identificare il tumore nei suoi stadi iniziali e di poter risolvere la malattia senza avere poi complicanze.


Quanto è diffusa questa figura nel mondo della medicina?

La figura dello Study Coordinator è abbastanza diffusa, probabilmente più di quanto si crede. Nonostante non sia una posizione lavorativa riconosciuta in Italia, è comunque frequente trovare questo tipo di professionalità. È una figura importante per la ricerca clinica, perché è fondamentale poter avere qualcuno che si occupi solo della ricerca in un contesto dove effettivamente medici e infermieri devono svolgere il loro ruolo per la salute del paziente. Chiaramente anche i medici si occupano di ricerca clinica, ma avere una figura che sia precisa e metodica nella sistemazione e controllo dei dati e che abbia una visione completa dello studio è fondamentale. Chiunque si occupi di ricerca in qualsiasi ambito sa benissimo che una procedura metodica e precisa è alla base di una buona riuscita della ricerca.


Qual è il background di studi di una figura come lo study coordinator?

Per ricoprire questo ruolo spesso è richiesta una laurea in ambito scientifico, che può essere per esempio farmacia, biologia o biotecnologie, ma non solo. Questo perché avere un background scientifico ti permette sicuramente di comprendere meglio l’ambito della ricerca, il metodo di operare e l’approccio richiesto. La ricerca clinica spesso si occupa della sperimentazione di nuovi farmaci che hanno un determinato meccanismo di azione, che agisce su determinate vie molecolari all’interno della cellula. Tali farmaci andranno somministrati solamente ad un determinato gruppo di pazienti che hanno determinate caratteristiche patologiche. Da tutto questo risulta abbastanza evidente che avere delle conoscenze scientifiche specifiche è importante per comprendere meglio i fini della ricerca.

 

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